Quanto provincialismo sullo spread

A molti commentatori delle vicende quotidiane della politica italiana pareva che le dichiarazioni di Silvio Berlusconi critiche di alcune scelte del governo Monti, sommate con l’esito delle elezioni in Sicilia dalle quali non è emersa una maggioranza certa, potessero generare un’inversione di tendenza riguardo la valutazione del nostro debito. Così si era pronosticato uno spread, ovvero un differenziale di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi, alle stelle per l’accrescimento repentino del rischio Italia.
1 NOV 12
Ultimo aggiornamento: 16:05 | 11 AGO 20
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A molti commentatori delle vicende quotidiane della politica italiana pareva che le dichiarazioni di Silvio Berlusconi critiche di alcune scelte del governo Monti, sommate con l’esito delle elezioni in Sicilia dalle quali non è emersa una maggioranza certa, potessero generare un’inversione di tendenza riguardo la valutazione del nostro debito. Così si era pronosticato uno spread, ovvero un differenziale di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi, alle stelle per l’accrescimento repentino del rischio Italia. Ma le aste di martedì e mercoledì dei Btp a 5 e 10 anni sono andate molto bene, con un miglioramento dei rendimenti richiesti dagli investitori rispetto alle aste precedenti.
L’andamento favorevole è stato confermato per l’offerta aggiuntiva di 1,650 miliardi riservata agli specialisti. D’altra parte lo spread ha chiuso ieri in lieve calo a 349 punti. E questo in un contesto internazionale poco favorevole: Spagna e Grecia faticano ad assumere una strategia chiara per uscire dalla crisi, e perfino l’economia tedesca rallenta. Le valutazioni più pessimistiche hanno insomma ricevuto una smentita. Certo, nemmeno i risultati raggiunti sono sufficienti, visto che – ha ricordato ieri il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco – 100 punti base di differenziale di rendimento tendono a riflettersi in un aumento di 50 punti base dei tassi medi sui prestiti alle imprese. Quindi meglio far calare ancora lo spread. Ma riconoscendo che le piccole vicende quotidiane della nostra politica non interessano più di tanto ai mercati. L’impegno riformatore del governo, di questo e auspicabilmente di quello che verrà, conta di più. Il resto è provincialismo.